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Le Guerre d'Italia o Grandi Guerre d'Italia furono una serie di otto conflitti, combattuti prevalentemente sul suolo italiano nella prima metà del secolo XVI (per la precisione durarono dal 1494 al 1559), aventi come obiettivo finale la supremazia in Europa. Furono inizialmente avviate da alcuni sovrani francesi,  (Carlo VIII e Luigi XII) calati in Italia, per far valere i loro diritti ereditari sul Regno di Napoli e poi sul Ducato di Milano. Da locali le guerre divennero in breve tempo di scala europea, coinvolgendo oltre alla Francia, soprattutto la Spagna ed il Sacro Romano Impero. Al termine delle guerre la Spagna si affermò come la principale potenza continentale, ponendo gran parte della penisola italiana sotto la sua dominazione diretta (Regno di Napoli, Sicilia e Sardegna, Ducato di Milano, Stato dei Presidii) o indiretta (gli unici stati italiani che seppero mantenere una certa autonomia furono la Repubblica di Venezia ed il Ducato di Savoia).

 

Sono individuabili tre fasi. La prima (1494-1516) fu contraddistinta dai tentativi della Francia d'imporre la propria egemonia in Italia, in conflitto con l'impero, la Spagna, la Confederazione svizzera e Venezia. Si concluse con la pace di Noyon che insediava a Milano Francesco I di Valois (Francia) e Carlo d'Asburgo (Spagna) a Napoli. Nella seconda fase (1516-1530) la Francia tentò di reagire all'accerchiamento politico da parte degli Asburgo, conseguente all'ascesa di Carlo d'Asburgo ai troni di Spagna e dell'impero. Si concluse con la vittoria di Carlo V e l'imposizione dell'egemonia asburgica sull'Italia (pace di Cambrai, 1529). La terza fase (1530-1559) vide coinvolti nel conflitto anche l'impero ottomano e i principi luterani della Germania; si concluse con il trattato di Cateau Cambrésis (2 aprile 1559) che, tra l'altro, stabiliva la riaffermazione del predominio spagnolo in Italia e la divisione delle due corone della Spagna e dell'impero.