Share

“Excurrit Larius a Meridie in Septentrionem , pronior tamen in Orientem”.
Con questa nota di Paolo Giovio venne pubblicata nel 1559 a Venezia la prima planimetria del Lago di Como.
Da sempre il Lario ha costituito un’importante snodo di comunicazione verso il Nord Europa , già in età imperiale i romani , cui si deve la fondazione di Como nel I secolo a.C., tenevano stanziata sulle rive del lago la loro quarta flotta.
La storia di Como è tuttavia ben più antica.
Costituitasi geologicamente alla fine dell’ultima glaciazione , la Valle de Lario si estende con la sua caratterista forma a forcella su circa 60 Km , toccando le tre province di Sondrio , Lecco e Como. E proprio nella zona a Sud compresa tra i due rami lariani , il lecchese a mezzogiorno e il comasco più a occidente , sulle rive dei piccoli laghi briantei , si insediarono i primi abitatori della Valle.

 

 


Le prime popolazioni che abitarono la zona più prossima all’attuale città furono nomadi : gruppi di cacciatori – raccoglitori che alla fine del periodo wurmiano si spostavano di zona in zona senza costruire insediamenti artificiali stabili.
Tracce di presenza umana risalenti al Paleolitico (perlopiù selci lavorate) , sono state ritrovate nelle grotte del Buco del Piombo ad Albavilla e del Tanum nell’alta valle del Cosia. Inoltre presso Merate si è individuato un luogo di sosta delle antiche popolazioni nomadi.
Fu solo durante la tarda età della pietra (2500 a.C.) che , per un mutato atteggiamento verso le fonti alimentari , i nuclei di popolazione diventarono più stabili.
Le tecniche sviluppate in questo periodo (coltivazione , pastorizia , ceramica) diedero alle donne un ruolo preminente nell’organizzazione sociale di questi piccoli nuclei , tanto che si potrebbe parlare di una situazione di matriarcato.
Tale situazione rimase invariata con l’età del rame , quando l’introduzione , decisamente tarda , di utensili ricavati dalla battitura a caldo del metallo , non mutò l’embrionale strutturazione sociale.Decisamente più influenti furono le modificazioni nell’agricoltura , dove fece la sua comparsa l’aratro , nell’allevamento e nella pastorizia.Nasce anche un piccolo commercio , il quale mette in relazione le comunità , non più incentrate alla totale autosufficienza come in età paleolitica. E’ solo molto più tardi , con l’età del bronzo , che nel comasco inizia la diffusione del metallo , molto in ritardo rispetto all’area mediterranea dove da tempo si erano affermate grandi e complesse civiltà.
Radicali cambiamenti nella struttura delle società e nello stanziamento delle popolazioni autoctone , inizieranno con l’età del ferro.
Se la lavorazione della ceramica e le introduzioni di utensili nell’agricoltura e nella pastorizia costituirono la rivoluzione neolitica , il primo grande cambiamento sociale dell’età del ferro fu l’introduzione del rito dell’incenerazione dei cadaveri che sostituì l’usanza dell’inumazione precedentemente praticata.
Questo rito di origine anatolica , venne introdotto durante le grandi migrazioni dell’XI secolo a.C. da popolazioni indoeuropee che provenienti dall’est si stanziarono nel centro Europa dopo aver risalito il corso del Danubio , dando vita a quella che venne definita La Cultura dei Campi d’Urne (a cui si ritiene collegata la popolazione celtica) ; e testimonia l’ingresso di nuove popolazioni nella  zona oltre alla ligure.
La popolazione comasca preromana venne investita solo in parte dall’invasione celtica , la quale raggiunse al massimo l’attuale Appiano Gentile.
Tuttavia gli effetti di tale invasione si fecero sentire su tutta la zona , cambiando in particolare la distribuzione demografica del territorio.
Per il contraccolpo generato dagli spostamenti di massa , nuclei di popolazioni si trasferirono dai laghi brianzoli alle più difendibili colline situate tra San fermo , Prestino e  sopra Borgo Vico.
Nasce in questo periodo la civiltà di Golasecca che avrà nella Como preromana uno dei centri di maggior importanza.
In questo periodo di migrazioni , necessariamente caratterizzato da incontri – scontri tra i vari gruppi etnici , muta profondamente l’ordine sociale : al matriarcato , tipico delle civiltà agricole e pacifiche ,si sostituisce il patriarcato , riconducibile alla nascita di una casta guerriera dovuta sia alla necessità di autodifesa della popolazione sia all’influenza dei gruppi guerrieri invasori.
Controversa è l’origine della popolazione che diede vita alla civiltà golasecchiana , alternativamente ritenuta dagli studiosi celtica o ligure , tanto da far adottare la definizione di celto-liguri per definire gli antichi comensi , la cui lingua , documentata da diverse iscrizioni , mostra una forte influenza celtica con un sostrato ligure , messo in evidenza dalle analisi linguistiche.Si può pertanto parlare di una indoeuropeizzazione del mondo ligure.
Como conosce in seguito (VI-III secolo a.C.) una fase di espansione economica e culturale che la porterà ad assurgere al ruolo di centro egemonico di una regione piuttosto vasta comprendente altri 28 centri , fino a diventare una sorta di capitale di una federazione di villaggi .
In questo contesto di forte espansione culturale , seppur decisamente marginale rispetto alle grandi civiltà mediterranee , si sviluppa un raffinato artigianato e un intenso scambio commerciale con le popolazioni vicine e con le più avanzate civiltà dell’Italia centrale (come l’Etrusca) , che trasformerà Como nella via principale di traffico tra il mediterraneo e il nord Europa , ruolo confermato dai ritrovamenti archeologici i quali testimoniano una fitta rete di traffici con il mondo attico ed etrusco (tra gli altri una dracma d’argento risalente al più antico conio di Populonia , unica moneta etrusca ritrovata a nord del Po) .
Ormai difficilmente individuabili per le mutate condizioni di percorribilità le vie dei grandi scambi commerciali , sono soprattutto le influenze culturali a evidenziare costanti rapporti con celti ed etruschi.
Sotto l’influenza di questi due grandi gruppi , la struttura sociale comense si modifica con la progressiva affermazione di ceti privilegiati quali la casta sacerdotale e l’aristocrazia gentilizia.
Per quanto Como ( il cui centro protourbano viene oggi unanimamente identificato con Comum Oppidum situato tra Leno e Prestino) sia ormai considerata il capoluogo di una vasta area culturamente affine se non omogenea di vari gruppi etnici, resta ancora incerta l’estensione del territorio direttamente sottoposto al controllo della città in epoca anteriore alla conquista romana , con ogni probabilità circoscritto alla zona concentrata intorno al primo bacino del Lario.
Questo almeno fino alla seconda grande invasione celtica , quando Como , pur uscendo praticamente indenne da quest’ondata migratoria , entrerà sempre più nell’orbita politica di città come Milano , mantenendo formalmente , però , la propria autonomia.
Sotto l’influenza politica dei Celti Insubri , i comensi entrano a far parte di una alleanza antiromana.
La potenza militare di Roma si era già affacciata al nord nel III secolo a.C. , quando un tentativo da parte degli Insubri , dei Boi e dei Gaesati ( spaventati dall’avanzata dell’URBE nell’Italia centrale) , di costituire una forte coalizione in grado di contrastare i romani , convinse Roma che l’unico modo per eliminare il pericolo gallico era la conquista della Pianura Padana. Conquista ottenuta poi facilmente con le vittorie sulla coalizione a Telamone e a Casteggio e la fondazione di Cremona e Piacenza quali punti di controllo della zona cisalpina .
Ma con l’inizio della Seconda Guerra Punica la supremazia romana viene nuovamente messa in discussione.
I galli si uniscono ad Annibale , ma alla fine della guerra con la vittoria di Zama nel 202 a.C., Roma ha come imperativo categorico la riconquista della Gallia Cisalpina.
Per fronteggiare il ritorno romano , i galli , decisi a non sottomettersi , formano una nuova coalizione a cui aderiscono stavolta pure i comensi. , ma nel 196 a.C. , proprio nelle vicinanze di Como , il console Marcello sconfigge i galli costringendoli alla resa.
Per spezzare la fastidiosa egemonia insubre , i romani stringono un trattato d’alleanza federativa con i comensi e altri popoli , evitando però di interferire con l’organizzazione sociale esistente.
Quest’attegiamento politico di Roma , la quale rinuncia a una dominazione diretta e a un’occupazione militare , è da ricercarsi nella poca importanza strategica attribuita all’arco alpino centrale dai romani.
Il processo di romanizzazione è quindi avviato gradualmente con una minima presenza di coloni e senza alcuna forma d’interferenza amministrativa , che permette ai comensi di mantenere la propria identità culturale ,  pur riconoscendo l’apporto positivo della sviluppata Civitas Romana.
La mancanza di un presidio militare tuttavia porta a una situazione di precaria sicurezza dell’abitato , tanto che nell’89 a.C. un’incursione dei reti devasta Como e ne disperde la popolazione.
Sarà il console Pompeo Stradone , sulla base del trattato d’amicizia con Roma , a intervenire in favore dei comensi , riconducendo la popolazione a Como e avviando una restaurazione dell’abitato a tesimonianza di un mutato interesse romano nei confronti delle popolazioni cisalpine.
Sempre nell’89 , per garantirsi l’appoggio delle città del nord e evitare il ripetersi dei contrasti avuti con i popoli dell’Italia centrale per ottenere i privilegi connessi con la cittadinanza romana , culminati in una guerra con gli alleati Italici  e Latini , Roma concede agli abitanti della pianura padana il diritto latino , così da creare una zona sicura e fedele.
Como diventa allora Colonia Latina , ma si ignora se in quest’occasione siano giunti coloni.
La prima sicura migrazione di coloni si ha nel 77 a opera di Lucio Cornelio Scipione Asiatico Emiliano.Molto probabilmente i tremila coloni giunti in città con le rispettive famiglie non si stanziarono a Comum Oppidum , ma si fermarono nella convalle , dando vita a un nuovo centro urbano e iniziando la bonifica dei terreni paludosi.
In questi anni comincia la romanizzazione vera e propria del territorio comasco che culminerà con la fondazione da parte di Caio Giulio Cesare di Novum Comum.